Tra gli eventi organizzati durante il festival, vi è l’incontro con Valerio Bispuri, fotografo italiano che in questa occasione ha presentato il suo secondo libro pubblicato da Contrasto, “Paco, A drug story”, con gli interventi di Valentina Notarberardino, responsabile dell’ufficio stampa e comunicazione di Contrasto.

IL PROGETTO

Il nome del libro fa riferimento a una droga, il paco diffusasi in Sudamerica. È un reportage del fotografo a cui egli lavorava da circa 14 anni. L’opera è arricchita dall’introduzione scritta da Marco Lodoli e da un testo del giornalista César Gonzalés. L’esperienza di cui si è fatto carico Bispuri è molto dura, oltre ogni immaginario. Il paco è una droga dagli effetti terribili, sviluppatasi nelle zone più deboli del paese, ovvero le periferie, le favelas, dove i giovani fanno abuso di questo stupefacente nocivo, ottenuto con gli scarti della lavorazione della cocaina, miscelati a cherosene, colla, veleno per topi o polvere di vetro.

Egli racconta che durante i suoi viaggi, ha potuto vedere con i suoi occhi la dura realtà sudamericana, arrivando perfino a fotografare i consumatori di paco, all’interno delle cosiddette “cucine della droga”. Le foto riguardanti questo suo reportage sono molto crude e dalla forte carica emotiva; sono state molto utili a giornali internazionali per testimoniare in tutto il mondo questa realtà esistente.

Nel libro ci sono alcune fotografie mai mostrate fino ad ora. Egli stesso dice: “Credo che la fotografia abbia bisogno sempre di più del tempo per arrivare a una profondità, a quell’equilibrio magico tra emozione e realtà. Per questo ‘paco’ non vuole essere solo un’esposizione su una terribile droga, ma un’esplorazione antropologica e sociologica della nuova povertà in Sud America”.

LA STORIA DEL FOTOREPORTER

Valerio Bispuri, ha studiato presso l’Università degli Studi di Roma “La Sapienza”, dove si è laureato in Lettere. Dal 2001 è iniziata la sua carriera da fotografo e reporter, collaborando con famose riviste, Repubblica, Internazionale, Paris Match, Stern e El Pais. Ha viaggiato per il modo, collezionando scatti unici, ma è l’America Latina che lo ha colpita di più e dove ha scelto di condurre le sue ricerche fotografiche.

LA STORIA DEL FOTOREPORTER
LA STORIA DEL FOTOREPORTER

Infatti prima di “Paco, A drug story”, ha dedicato un volume al suo reportage sulle carceri latino-americane, “Encerrados”. Le fotografie, realizzate in bianco e nero, raccontano la dura condizione delle 74 carceri che ha visitato, e sono state esposte in mostre a livello internazionale. Il suo obiettivo era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica, tanto da contribuire alla chiusura del Padiglione 5 del carcere di Mendoza. Questo lavoro lo ha portato ha vincere nel 2013 il Sony World Photography Award nella categoria Contemporary Issues.

Il suo interesse per le carceri lo ha esteso anche in Italia, dove ha ottenuto l’autorizzazione di visitare le carceri italiane tra cui Poggioreale, Regina Coeli e l’Ucciardone. Ha creato così un progetto di denuncia sociale sulla condizione dei detenuti dal punto di vista psicofisico. Inoltre si è occupato di lavori sui rom e sulle lesbiche in Bosnia. Per circa sei anni ha seguito da vicino la vicenda di una donna lesbica di Buenos Aires, nella sua storia fatta di accettazione nella società e vita privata. Attraverso l’uso della fotografia, Barbieri riesce a comunicare con un linguaggio universale, comprensibile a tutti, capace di comunicare spesso più delle parole.