Tra i maestri che hanno fatto parte di questo festival, ricordiamo sicuramente Alessandro Penso, il pluripremiato fotografo italiano che ha tenuto in questa occasione un seminario, intitolato “Realizzare un long term project”, organizzato dalla Fujifilm Italia. La lectur riguardava le diverse fasi che portano a realizzare un progetto fotografico a lungo termine, a partire dalla storia che si vuole raccontare, lo studio e il reportage.

LA SUA STORIA

Alessandro Penso ha studiato psicologia clinica all’Università La Sapienza di Roma. Nel 2007 ha ricevuto una borsa di studio in fotogiornalismo alla “Scuola romana di fotografia” e da lì ha iniziato la sua carriera da fotografo.

Le opere di Alessandro sono apparse in numerose pubblicazioni quali: Stern Magazine, The Guardian, Bbc, The New York Times, Businessweek, Time Magazine, the International Herald Tribune, Human Rights Watch, L’Espresso, Internazionale, D di Repubblica, Vanity Fair Italia, El Periodico, Le journal de la photographie, Enet and Ekathimerini.

Ha ottenuto numerosi premi tra cui Pdn Photo Student Award; Pdn Photo Annual Award; Px3; Project Launch Award in Santa Fe 2011; Terry O’ Neill Tag Award 2012; Sofa Global Award 2013; Foundation Emergency Found; Burn Emerging Photographer Found; Photo Story of the Year Time Magazine.

LA FOTOGRAFIA SOCIALE

“Il mio obiettivo non è documentare l’esodo voglio mostrare che le storia di queste persone che fotografo, sono accadute in Europa “. Attraverso i suoi lavori documenta le storie di tanti rifugiati che sono stati costretti ad emigrare dal loro paese d’origine, con la speranza di trovare migliori condizioni di vita, ma che spesso non hanno trovato l’accoglienza a cui ambivano. Queste storie sono spesso lasciate in secondo piano; nei racconti, articoli prevalgono i numeri rispetto alle storie di vita di uomini e donne, a cui non sono concessi i loro diritti. Il suo è un lavoro complesso e anche molto duro dal punto di vista emotivo.

LA FOTOGRAFIA SOCIALE
LA FOTOGRAFIA SOCIALE

Tra le realtà in cui si è calato, ricordiamo Malta, dove ha visitato le carceri; la Grecia, dove ha fotografato i migranti lì bloccati; il sud Italia, dove molti migranti sono utilizzati a basso prezzo come braccia per l’agricoltura; gli sbarchi sulle coste di Kos e l’isola di Lesbo; la crisi migratoria a Melilla, in Spagna e molti altre vicende di cui si è fatto testimone. L’esperienza in Bulgaria a Sofia, gli ha permesso di vincere il premio del World Press Photo nella categoria “General News Singles” attraverso uno scatto raffigurante un centro di rifugiati.

Egli attraverso i suoi progetti fotografici, cerca di risvegliare le coscienze delle persone rispetto a temi così attuali, mantenendo una sensibilità che si distingue dall’ormai inflazionata opera di fotografi o giornalisti, che vedono i migranti solo come oggetto di studio e di guadagno personale. Probabilmente la formazione da studente di psicologia, lo portano ad avere una maggiore attenzione al lato umano delle vicende: “Sento la responsabilità di restituire qualcosa alle persone che mi raccontano la loro storia. Arrivare alla fotografia in un’età più matura è stata, a posteriori, una buona cosa vista la responsabilità”.