Elliott Erwitt è un fotografo statunitense, famosissimo per i suoi scatti in bianco e nero raffiguranti spaccati di vita quotidiana e non, unici nel loro genere e spesso contraddisti da una vena ironica.

LA BIOGRAFIA

Erwitt nasce a Parigi nel 1928 da genitori ebrei, originari della Russia. Vive in Italia fino al 1939, quando a causa del fascismo si trasferisce con la famiglia negli Stati Uniti. Qui si avvicina al mondo del cinema e della fotografia; infatti prima frequenta un corso di fotografia al Los Angeles City College, e successivamente si trasferisce a New York per studiare cinema alla New School for Social Research.

Negli anni ’50, ha prestato servizio come fotografo per l’Esercito americano, viaggiando tra Francia e Germania e avendo modo di fare partica come fotografo. La sua carriera decolla quando conosce Robert Capa, Edward Steichen e Roy Stryker, già allora famosissimi fotoreporter. Roy Stryker resta colpito dai suoi scatti, e decide di assumerlo alla Standard Oil Company, dove Erwitt prende parte alla stesura di un libro fotografico e ad un reportage sulla città di Pittsburgh.

Inizia a lavorare come fotografo freelance presso diverse riviste di un certo calibro come “Life”. Dal 1953 entra a far parte della Magnum Photo Agency, di cui poi sarà anche presidente. Questo è il suo trampolino di lancio, tanto da fargli ricevere in seguito numerosi incarichi importanti e diventare famoso in tutto il mondo. A partire dagli anni ‘70 sposta la sua attenzione sul cinema, realizzando documentari e commedie.

LA SUA FOTOGRAFIA

La creatività di Erwitt sta nel riuscire a catturare gli aspetti più strani e assurdi della società, con un grande senso dell’umorismo. La sua intelligenza sta proprio nel riuscire a raccontare le ansie e le contraddizioni del mondo contemporaneo in modo originale e divertente. Lui stesso dice: “Far ridere le persone è uno dei più grandi risultati che si possano raggiungere. È molto difficile, per questo mi piace”.

Il suo genere è quello della fotografia pubblicitaria e del fotogiornalismo documentario, diffusosi soprattutto nel dopoguerra. Sperimenta anche il fotogiornalismo “classico”, regalando scatti iconici, rappresentanti personaggi storici come Jaqueline Kennedy durante il funerale del marito, Nixon che punta il dito sul petto di Nikita Kruscev, fino a Che Guevara e Marylin Monroe.

LA SUA FOTOGRAFIA
LA SUA FOTOGRAFIA

ERWITT E I CANI

Se si pensa alla fotografia di Elliott Erwitt, subito si fa riferimento ai cani, protagonisti indiscussi dei suoi scatti. La scelta del soggetto è dovuta al fatto che il cane ha un atteggiamento spontaneo e naturale, totalmente in contrasto con il padrone, limitato dalla struttura sociale delle apparenze e degli status sociali. L’ingegnosità del fotografo sta proprio nel porsi al loro livello attraverso fotografie che non raffigurano semplicemente dei cani, ma che rappresentano il loro punto di vista.

Questo si nota proprio dal fatto che i padroni in alcune fotografie non compaiono oppure vengono tagliati, lasciando vedere solo le scarpe o le gambe, oppure vengono coperti dal loro cane. La maggior parte di queste foto sono bizzarre e ritraggono animali che saltano o che sono sorpresi in maniera spontanea; in realtà Erwitt ha confessato che poco prima di voler realizzare lo scatto suonava una trombetta, in modo da generare reazioni di stupore negli animali.